PRISENTI DI GIBELLINA
Il Prisenti di Gibellina (The Gibellina Prisenti) is a participatory project rooted in a process of dialogue with the inhabitants of Gibellina Nuova. The work stems from a series of conversations in which residents were asked about their relationship with the city destroyed by the 1968 earthquake and later covered by Alberto Burri’s Cretto.
For many years, Burri’s intervention was experienced as a painful sealing of memory, a white expanse that concealed the ruins of the old town. Over time, however, a gradual process of reconciliation has taken place. The project gathers these voices and translates them into a large tapestry conceived as a contemporary prisenti, traditionally carried in procession during the feast of St. Rocco. Rather than opposing the Cretto, the tapestry responds to it. Its design traces the cracks of Burri’s work as lines to be acknowledged and inhabited. The image evokes the Japanese practice of kintsugi, in which fractures are repaired with gold, not to erase damage but to make it visible as part of a renewed collective identity. The work does not overwrite the past; it stages a shared gesture through which memory, art and community enter into dialogue.
Notes:
Banner in cotton and silk blend, cm 490 x 140 excluding handles.
Made with the embroiderers Loredana La Rocca, Vita D’Aloisio, Ninetta Cammareri and the community of the City of Gibellina, 2015.
Permanent collection of the Civic Museum of Gibellina.
Il Prisenti di Gibellina nasce da una domanda rivolta agli abitanti sul loro rapporto con la città distrutta dal terremoto del 1968 e successivamente ricoperta dal Grande Cretto di Alberto Burri. Da questo interrogativo prende avvio un processo di ascolto che restituisce una memoria complessa, segnata dalla perdita, dallo sradicamento e da una progressiva riconciliazione con l’opera di Burri.
Il Prisenti è un grande arazzo processionale destinato alla festa di San Rocco. Ripresa negli anni Ottanta da Ludovico Corrao, questa tradizione è stata affidata nel tempo a diversi artisti di rilievo. Nel 2015 l’amministrazione locale decide di rilanciarla, affidandomi la realizzazione di un nuovo Prisenti.
Per molti anni il Cretto è stato percepito dagli abitanti come una grande colata di cemento bianco che copriva le rovine della città antica. Dal confronto con la comunità e dalle testimonianze raccolte è affiorato un processo di riconciliazione con quel gesto artistico, oggi riconosciuto come parte della storia e dell’identità contemporanea di Gibellina.
Il disegno del Prisenti nasce da questa tensione. Le fratture del Cretto diventano tracce da attraversare e ricucire idealmente attraverso una colata d’oro. L’immagine richiama il kintsugi, pratica giapponese che ripara le ceramiche rotte evidenziando le crepe con l’oro. La ferita non viene nascosta, ma resa visibile come parte della trasformazione dell’oggetto.
In questo senso il Prisenti non propone una semplice immagine commemorativa. Interroga il rapporto tra comunità, memoria e opera d’arte, trasformando la cicatrice della città in un segno condiviso di cura.
Note:
Arazzo in cotone e misto seta, cm 490 x 140 esclusi i manici.
Realizzato con le ricamatrici: Loredana La Rocca, Vita D’Aloisio, Ninetta Cammareri e la partecipazione della comunità di Gibellina, 2015.
Collezione permanente del MAC Gibellina.