PHIMES
Castello di Calatafimi Segesta, Sicilia, 2023
The artist pays tribute to the city of Calatafimi Segesta through an artwork intricately linked to the rich cultural heritage of the region. The installation, named Phimes, carries out a broad investigation inspired by the Sicilian votive and traditional breads. In particular, here in Calatafimi David focuses on the cultivation of heritage wheat and the baking of “cucciddatu”, a circular bread intricately carved in the shape of the sun.
Phimes is characterized by a metal structure that takes up its geometry and hosts a small cultivation of this kind of wheat variety in the centre.
Situated atop Eufemio Castle, the installation offers a breathtaking panorama encompassing the entire valley, including the Archaeological Park of Segesta to the north and the city to the east. The artist’s purpose is to establish a direct connection with his previous project Elyma wich unfolds along a path within the Park. Elyma comprises plant installations and sculptures that, embracing the principles of biodiversity and the symbiotic relationship between humanity and nature, delve into the Andean symbol of Chakana or the Southern Cross.
Phimes weaves together diverse symbols and cultural references, creating an ideal triangulation among the archaeological richness of the territory, the city of Calatafimi, and cultures that, despite geographical distances, find unity in archetypes, visions, and cosmologies.
Phimes is realised by Leonardo e Claudio Vultaggio – So.Me.L. SNC
Con l’installazione Phimes si rende omaggio alla città di Calatafimi Segesta e ai suoi retaggi culturali. L’opera, parte di un ciclo ispirato alla tradizione dei pani votivi siciliani, si ricollega alla panificazione del cucciddatu, pane circolare intagliato a forma di sole. La struttura metallica ne riprende la geometria e accoglie al centro una semina di grano di varietà locale, attivando una relazione viva con i cicli stagionali.
Collocata sulla sommità del Castello Eufemio, Phimes si apre verso la città a est e verso il Parco Archeologico di Segesta a nord, creando un asse ideale con il precedente progetto Elyma. Quest’ultimo si era sviluppato all’interno del Parco, intrecciando percorsi archeologici e naturalistici con installazioni vegetali e sculture ispirate al simbolo andino della Chakana o Croce del Sud. Anche in Phimes si sovrappongono segni e rimandi culturali differenti: una triangolazione ideale tra l’archeologia del territorio, la città di Calatafimi Segesta e culture geograficamente distanti ma accomunate da archetipi, visioni e cosmologie.
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Phimes nasce come dispositivo di relazione: un linguaggio essenziale che intreccia la memoria della cultura del pane, radicata a Calatafimi Segesta, con il simbolo della Chakana, fondendo dimensioni locali e universali in un unico segno.
La scelta del cucciddatu come matrice non è solo citazione formale: rimanda a una sapienza materiale (la lavorazione e l’intaglio della pasta) e a una sapienza simbolica, in cui la forma circolare e i raggi solari richiamano i cicli di semina, raccolto e festa. La struttura metallica riprende questa geometria trasformandola in un contenitore di vita: al centro cresce una piccola coltivazione di grano locale che rende visibile il tempo della germinazione e reintroduce nel cuore del paesaggio un processo agricolo reale.
Il posizionamento sul Castello Eufemio è decisivo. Da qui Phimes guarda a est verso la città e a nord verso il Parco Archeologico di Segesta, con il tempio e il teatro come presenze fondative. L’opera tiene insieme questi poli, rivelando archeologia e agricoltura come aspetti di una storia più ampia, fatta non solo di presenze materiali ma anche di riti, saperi e legami comunitari.
In questa prospettiva, Phimes non è un oggetto isolato, ma un nodo in una rete di relazioni materiali e immateriali. Il legame con Elyma rafforza questa rete proprio su questo crinale: la geometria come strumento di orientamento, la terra come materia viva, la cultura del pane come pratica che unisce nutrimento e simbolo. Se Elyma apre nel Parco traiettorie di senso in cui le sculture si protendono verso una dimensione celeste, Phimes porta all’interno del Castello Eufemio un segno terrestre che si fa antenna, capace di ricevere e rilanciare significati tra città, collina e area archeologica. Senza dimenticare che dentro Phimes convivono riferimenti locali e trans-locali. Da un lato, l’iconografia del cucciddatu, il grano antico seminato, le tecniche tradizionali sottese all’opera; dall’altro, le cosmologie evocate dalla Chakana e dalle culture che hanno elaborato un pensiero relazionale del mondo, in cui il cielo e la terra comunicano attraverso forme, rituali, gesti. Questa triangolazione — Calatafimi Segesta, Segesta e culture lontane — non appiattisce le differenze, ma le mette in risonanza: Phimes mostra come archetipi comuni (il cerchio, il sole, il pane, la croce cosmica) possano trovare nuove declinazioni nel presente.
L’elemento agronomico al centro dell’opera restituisce scala temporale e responsabilità: il grano richiede cura, confronto con stagioni e cicli. Phimes diventa così micro-ecosistema e strumento di osservazione: invita a tornare, a seguire le trasformazioni, a riconoscere nel gesto artistico un patto con la terra. Non è arte che si esaurisce nell’evento, ma che perdura nel processo e nelle relazioni che attiva, nelle pratiche di comunità ha innescato.
L’opera restituisce un’immagine coerente e porosa del territorio: Segesta come continuità tra antico e contemporaneo; Calatafimi come comunità che custodisce e rinnova riti e saperi del pane; Phimes come interfaccia capace di rendere visibile questa trama.
In un tempo segnato da crisi ecologiche e culturali, l’opera afferma la necessità di riannodare la relazione tra gesti quotidiani (coltivare, impastare, condividere) e visioni di lungo periodo (orientarsi, prendersi cura, tramandare). Qui, la geometria non è astrazione, ma lingua comune tra archeologia, agricoltura e cosmologia.
Realizzazione: Leonardo e Claudio Vultaggio – So.Me.L. SNC.