POLIS LEXIS

a cura di Dimora Oz 

 

Polis Lexis is a site-specific installation project created by Gandolfo Gabriele David and Andrea Kantos set within the G.A. Borgese Literary Park in Polizzi Generosa. Comprising three works— La direzione della parola (=The Direction of the Word), Il rifugio della parola (=The Shelter of the Word), and Il rifugio della parola (=The Contemplation of the Word)—the project reimagines the landscape of the Park through a lens that weaves together memory and imagination, rootedness and projection into the future. 

At the heart of Polis Lexis lies a deep engagement with the writings and thought of Giuseppe Antonio Borgese (writer, literary critic, professor, and cosmopolitan intellectual) whose work explored the destiny of modern humanity, the ethical power of language, and the tension between freedom and civic responsibility. 

The installations draw on these themes, translating them into spatial and visual experiences that invite new ways of reading the territory. Shaped by an aesthetic of re-enchantment, Polis Lexis transforms sites linked to Borgese’s memory into poetic devices—spaces of resonance between landscape, language, and collective belonging. Scattered along the mountain trails of the Madonie and the town of Polizzi, the works reflect on the act of dwelling, the role of public art, and the very idea of the monument—not as a static object of celebration, but as a shared space for reflection. Ultimately, Polis Lexis is a journey through words and landscapes—a dispersed architecture of memory that bridges literary heritage, political imagination, and the emotional geography of place.

Polis Lexis è un percorso di installazioni diffuse all’interno del Parco Letterario G.A. Borgese, realizzato da Gandolfo Gabriele David e Andrea Kantos, con la cura di Dimora OZ, la consulenza scientifica di Gandolfo Librizzi e la consulenza grafica di 20Caratteruzzi. Le tre installazioni — La direzione della parolaIl rifugio della parola e La contemplazione della parola — rileggono il paesaggio del Parco secondo una visione che intreccia memoria e futuro, radicamento e immaginazione. Ciascuna installazione attiva un dialogo profondo tra  paesaggio e parola, tra  materia e pensiero, rileggendo i luoghi dell’eredità borgesiana come soglie di una nuova narrazione possibile. 

Il titolo del progetto, allude all’etimologia di Polizzi unendo due parole greche — polis e lexis — che evocano la città come spazio di relazione e il linguaggio come forma di costruzione collettiva. Il progetto si colloca all’incrocio tra arte pubblica, pratiche partecipative e riflessione poetico-politica, trasformando il paesaggio madonita in una costellazione di segni da percorrere e abitare.

Polis Lexis prende forma a partire dal pensiero e dall’eredità culturale di Giuseppe Antonio Borgese: scrittore, critico letterario, docente universitario e intellettuale europeo tra i più lucidi del Novecento. Costretto all’esilio dal fascismo, Borgese visse per anni negli Stati Uniti, dove rifletté a lungo sul ruolo della cultura nella costruzione della pace e nella ridefinizione del rapporto tra individuo e umanità. Nelle sue opere si trovano nuclei tematici fondamentali che hanno guidato il progetto: il valore della parola come strumento critico e costruttivo, il concetto di libertà come bene comune, il senso di appartenenza e di cura nei confronti del mondo. Tra i primi a proporre una visione di cittadinanza mondiale e di un’alleanza tra gli Stati fondata sulla responsabilità comune verso il futuro del pianeta, Borgese ha anticipato istanze che oggi appaiono ancora più urgenti. Polis Lexis raccoglie questo impulso, trasformandolo in gesto poetico e spazio partecipato.

Le tre installazioni non si limitano a una traduzione simbolica di questi concetti, ma li incarnano attraverso la forma, la posizione, la relazione con l’ambiente. La direzione della parola è un dispositivo aperto, una struttura che invita il passante a comporre frasi e combinazioni verbali, diventando autore di un pensiero in movimento. Il rifugio della parola, riveste la facciata della biblioteca come un albero che accoglie e protegge la parola fragile. Le frasi, tratte dalle opere di Borgese, costruiscono un metatesto che si sviluppa come un intreccio narrativo e biografico dell’artista. La contemplazione della parola si situa, infine, in un punto panoramico davanti Casa Borgese, dove il silenzio del paesaggio accompagna la possibilità di fermarsi, leggere, ascoltare. Le parole si fanno visibili, presenti, immerse nella luce e nell’aria.

Ogni opera è pensata in relazione al contesto, come un elemento che nasce dal terreno e dialoga con esso. Il progetto coinvolge camminatori, cittadini, visitatori, studenti, dando vita a un’esperienza che è allo stesso tempo estetica e politica, percettiva e comunitaria. Polis Lexis valorizza i luoghi legati alla biografia e alla memoria di Borgese, ma lo fa secondo una logica non monumentale: ciò che viene proposto non è un culto della figura, ma un’apertura verso il pensiero, un invito a riattivarlo nel presente.

Alla base del progetto vi è una visione dell’arte pubblica come forma di ascolto e di traduzione collettiva. Non una decorazione, non un gesto autoreferenziale, ma una pratica che cerca di restituire senso al nostro stare insieme nello spazio. In un’epoca in cui il linguaggio è spesso deformato, strumentalizzato o svuotato, Polis Lexis tenta di restituire alla parola il suo valore originario: quello di legame, di mediazione, di possibilità.

Polis Lexis è, in definitiva, un viaggio tra parole e luoghi, un’architettura diffusa della memoria che tiene insieme il patrimonio letterario, la dimensione politica dell’arte e la geografia affettiva del territorio. È un invito a camminare con lo sguardo acceso, a lasciarsi attraversare dalle parole, a immaginare nuove forme di abitare il paesaggio. Un gesto artistico e civile che interroga il presente e lo apre al futuro.