A moment during the performance ART. 25
A moment during the performance ART. 25
A moment during the performance ART. 25
A moment during the performance ART. 25
A moment during the performance ART. 25

ARTICOLO 25 / LA CASA DEL PANE

Piazza Verdi, Palermo, 2023

Art. 25 – The House of Bread is a performance rooted in bread-making workshops and collective acts of co-creation carried out with people living in conditions of social and housing vulnerability, hosted in Palermo’s reception centers. Born out of listening, daily practice, and shared manual work, the project culminated in a large public action staged in front of the Teatro Massimo. 

The title refers to Article 25 of the Universal Declaration of Human Rights, which affirms everyone’s right to an adequate standard of living for themselves and their families, including food, housing, health, and well-being. Within this framework, bread was chosen as a universal symbol: a primary and sacred food, a form of nourishment, but also a common language able to cross cultures and epochs. 

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The project was developed within the PRINCE – POC Dimora program through a series of workshops led by the artist over a three-month residency at the Martin Luther King – Waldensian Center. Residents of the shelters, together with social workers and volunteers, were engaged in bread-making and collective reflection, turning the act of kneading and sharing bread into an opportunity for dialogue. 

The process culminated in a collective performance in the urban space outside the Teatro Massimo in Palermo. On a large set table, participants arranged the words: 

TUTTI SOTTO LO STESSO TETTO”  (= ALL UNDER THE SAME ROOF). 

A simple phrase with profound symbolic power, evoking the universal need for home, safety, and a place where one can belong. During the performance, the act of breaking and sharing bread transformed the square into a space of mutual hospitality, encouraging dialogue and raising awareness of the right to housing. Shelter residents, citizens, activists, social workers, and passers-by all took part spontaneously, turning the moment into a communal experience where bread was no longer just food, but a metaphor for social justice, poetic and political matter, an ephemeral script giving voice and visibility to those usually consigned to the margins. 

Art. 25 – The House of Bread reaffirms hospitality as a fundamental human prerogative, a way of rethinking, in essential terms, our ability to welcome the other and recognize ourselves in them. The simple act of breaking bread became a poetic and political gesture: a way of forging new alliances, nurturing forms of concrete solidarity, and affirming, through bodies and presence, that no one should ever be left alone. The work embraced those who are usually excluded, restoring value to their gestures and their voices. 

People took part freely and with joy, transforming their presence into an offering rather than a request. In this inversion of roles, the stigma of begging was overturned: here one could offer instead of ask. In a time marked by multiple crises – economic, social, and environmental – bread becomes living matter, charged with meaning, capable of evoking essential needs while suggesting practices of everyday resilience.

Credit photo and video: Magweb

Thanks to Chef Matteo Rera for assisting us in the bread-making workshops.

 

Art. 25 – La Casa del Pane è una performance incentrata su laboratori di panificazione e momenti di co-creazione collettiva, realizzati insieme a persone in condizioni di fragilità sociale e abitativa ospiti dei poli di accoglienza di Palermo. Il progetto è nato dall’ascolto, dal lavoro quotidiano e dalla manualità condivisa, per poi tradursi in una grande azione pubblica davanti al Teatro Massimo.

Il titolo richiama l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che sancisce il diritto di ogni individuo a un tenore di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, comprendente cibo, abitazione, salute e benessere. In questo quadro, il pane è stato scelto come simbolo universale: alimento primario e sacro, nutrimento per eccellenza ma anche linguaggio comune, capace di attraversare epoche e culture.

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Il progetto si è sviluppato nell’ambito del programma PRINCE – POC Dimora, con un ciclo di laboratori condotti dall’artista per tre mesi presso il Polo Martin Luther King – Centro Valdese. Qui gli ospiti delle strutture, insieme a operatori sociali e volontari, sono stati coinvolti in attività di panificazione e riflessione collettiva, trasformando il gesto dell’impastare e del condividere in un’occasione di dialogo.

Il percorso ha portato alla realizzazione di una performance collettiva nello spazio urbano, davanti al Teatro Massimo di Palermo. Su un grande tavolo imbandito, i partecipanti hanno composto il messaggio: “TUTTI SOTTO LO STESSO TETTO”.

Una frase semplice ma di grande forza simbolica, che richiama il bisogno universale di una casa, di un riparo sicuro, di un luogo in cui riconoscersi come comunità.

Durante la performance, il gesto di spezzare e condividere il pane ha trasformato la piazza in uno spazio di ospitalità reciproca, capace di favorire il confronto e di sensibilizzare sul diritto all’abitare. Ospiti dei poli di accoglienza, cittadini, attivisti, operatori sociali e passanti hanno preso parte spontaneamente a un momento corale in cui il pane non era solo alimento, ma metafora di giustizia sociale, materia poetica e politica, scrittura effimera che restituisce visibilità e voce a chi vive ai margini.

Art. 25 – La Casa del Pane riafferma la concezione dell’ospitalità come prerogativa umana e come strumento per ripensare, in termini essenziali, la capacità di accogliere l’altro e riconoscersi in esso. Il gesto semplice dello spezzare il pane si è trasformato in un atto poetico e politico: un modo per disegnare nuove alleanze, nutrire forme di solidarietà concreta e ribadire, attraverso il corpo e la presenza, che nessuno dovrebbe essere lasciato solo.

L’opera ha coinvolto chi solitamente resta ai margini, restituendo valore ai gesti e alle voci di ciascuno. Le persone vi hanno preso parte liberamente e con gioia, trasformando la loro presenza in un dono e non in una richiesta. In questa inversione di ruoli si ribalta lo stigma di chi è costretto a questuare per strada: qui si è potuto offrire e non chiedere. In un tempo segnato da crisi multiple, economiche, sociali, ambientali, il pane diventa così materia viva, carica di senso, capace di evocare bisogni essenziali e, allo stesso tempo, di suggerire pratiche di resistenza quotidiana.

 

Grazie allo Chef Matteo Rera per averci assistito nei laboratori di panificazione.

Credit foto e video: Magweb