WE ARE HERE – CCA’ SEMU

WE ARE HERE / CCA’ SEMU (per First Social Life) Museo Archeologico delle Pelagie, Lampedusa. Installazione site specific (m 9 x 5,20 x h 7), supporti di acciaio verniciato, canne in fibra di vetro, tessuto tecnico ad alta visibilità e fasce catarifrangenti, 2016.

L’installazione, collocata sul terrazzo del nuovo Museo Archeologico delle Pelagie, fa parte della mostra Verso un museo della Fiducia e del Dialogo nel Mediterraneo. L’edificio, collocato su un’altura tra i due porti di Lampedusa, forma un avamposto, una roccaforte, che fronteggia il mare ed è ben visibile dal molo sul quale avvengono gli sbarchi di immigrati. L’installazione segnala simbolicamente ogni forma di soccorso ai naufraghi e ai naviganti e vuole essere un contributo di attenzione e riguardo verso tutte le persone coinvolte nella grande e drammatica esperienza umana dell’accoglienza. Realizzata con canne da pesca e tessuto tecnico ad alta visibilità, racchiude più elementi simbolici alludendo al costante uso della segnaletica in tutto il bacino del Mediterraneo.

Photo credit: Mauro Pagnano

WE ARE HERE / CCA’ SEMU (per First Social Life) Museo Archeologico delle Pelagie, Lampedusa. Installazione site specific (m 9 x 5,20 x h 7), painted steel supports, fiberglass rods, high visibility fabric and reflective strips, 2016.

The installation, located on the terrace of the new Archaeological Museum of the Pelagie, is part of the exhibition Verso un museo della Fiducia e del Dialogo nel Mediterraneo. The museum’s building, located on high ground between the two harbors of Lampedusa, is like an outpost, a fortress, which faces the sea and is visible from the pier on which the immigrant landings. The installation symbolically indicates all forms of aid to the shipwreck victims and seafarers. It wants to be a careful contribution and regard for everyone involved in the large and dramatic human experience of welcome. The installation is made with fishing rods and high visibility fabric and contains more symbolic elements.

Photo credit: Mauro Pagnano