INFINITY / IDENTITY

INFINITY / IDENTITY, 2019, Dimora Oz-Palazzo Sambuca, Palermo, performance partecipativa del collettivo Dimora Oz per BAM-biennale arcipelago mediterraneo a cura di Lori Adragna.

INFINITY / IDENTITY, 2019, Dimora Oz-Palazzo Sambuca, Palermo, performance of the collective Dimora Oz for BAM-biennial of mediterranean archipelago, curated by Lori Adragna.

foto Marco Bennici

Questa performance, incentrata sul tema delle identità e delle sue infinite sfumature, mi vede coinvolto nel ruolo di co-autore e di performer. Assieme a me Massimo Milani, rappresentante locale della comunità LGTBIQ e Daniela Migliaccio. La performance, a firma del Collettivo OZ, è pensata per un set che si configura come un astratto studio fotografico in cui la luce ultravioletta riduce la possibilità di fotografare, tutelandone così la qualità effimera dell’evento. Scrive Lori Adragna: “La condivisione dell’esperienza esternata attraverso un’azione performativa,  ha lo scopo di concretizzare il vissuto circoscrivendolo in un’azione intellegibile. La scrittura coreografica in forma aperta, permette al pubblico di accostarsi alla azione inserendosi nel suo pattern rituale. Il corpo nudo che si concede alla vista piegato, raccolto, al centro della scena, non è qui esibizione di un soggetto politico, ma intenso esercizio di essenza e presenza della propria corporeità che nella sua postura declina un approccio intimo e di riflessione. Lo spettatore, indotto a condividere un momento di meditazione e silenzio, realizza un centro ideale e circoscritto, una messa in atto ed in scena della propria identità e persona. Il ruolo sociale comporta sempre una recitazione di se stessi come spesso avviene nel paradosso drammaturgico, in cui la recitazione consapevole della recitazione, sposta la definizione di “posa” o “personaggio” e permette semplicemente essendo nel corpo, una discrasia dallo spazio quotidiano, dove pose e gesti infiniti accadono come multipli, ripetizioni coatte. La relativa immobilità di chi aderisce all’azione è più vicina ad una posizione meditativa, il nudo è solo uno degli strumenti di accesso. Attraverso il processo medesimo della performance, ciò che è sigillato ermeticamente, inaccessibile all’osservazione, sepolto nelle profondità dell’inconscio, è tratto alla luce. Ecco allora, dalla semioscurità metafisica realizzata ad arte nello spazio scenico, emergere come una luminosa architettura arcaica e insieme contemporanea, la forma a conchiglia della Sacra conversazione di Piero della Francesca, che accentua l’aspetto simbolico da cerimoniale iniziatico e trasformativo insito nell’actual. 

Ciò che avviene nella struttura psichica  di chi compie l’azione è di rievocare e intrecciare esperienze passate e presenti. Di conseguenza si potrebbe dire che la performance è la presentazione di sé nella vita. Ma non importa quanto personale sia il vissuto, poiché induce i partecipanti a riflettere sui fattori – sia innati che esterni – che modellano chi siamo e a renderci conto che l’identità è sempre composta da molto più di quanto non sembri.” 

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